Milan Urban Food Policy Pact, dieci anni di alleanze globali per un futuro alimentare sostenibile

Milan Urban Food Policy Pact, dieci anni di alleanze globali per un futuro alimentare sostenibile

Milano — L’Aula Magna dell’Università degli Studi di Milano era già gremita quando i delegati hanno iniziato ad arrivare: sindaci con giacche scure e cartelle piene di appunti, accademici che si scambiavano fogli e tazze di caffè, studenti con taccuini e smartphone pronti a immortalare slide e discorsi. Sul palco, Jane Battersby sistemava le cuffie per la traduzione simultanea, mentre Carlo Petrini sorrideva a un gruppo di volontari che cercava di capire da quale lato della sala posizionare le telecamere. Tra di loro, il sindaco Giuseppe Sala, la vicesindaco Anna Scavuzzo e la rettrice Marina Brambilla si scambiavano cenni di saluto con i partecipanti provenienti da Bangkok, Betlemme, Parigi e Quelimane.

In fondo all’aula, una studentessa osservava i relatori prendendo appunti su un tovagliolo piegato, quasi fosse un foglio improvvisato, mentre qualche cuffia gracchiava leggermente, costringendo alcuni delegati a ridere tra sé. Il brusio dei preparativi, mescolato al ticchettio delle penne, dava alla sala un senso di attesa concreta: non una semplice conferenza, ma un luogo dove idee e pratiche quotidiane si incontravano davvero. Un delegato africano si è avvicinato al vicino e ha sussurrato: “Non avrei mai pensato che Milano potesse diventare un modello per la mia città”, e subito si è sentito un applauso sommesso di approvazione.

Una decade che pesa — e che spinge

Quello che dieci anni fa partì nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Marino è diventato una rete capillare: oggi il MUFPP conta oltre 330 città firmatarie. Sul palco milanese si è misurata la distanza tra l’atto simbolico del 2015 e la concretezza delle politiche locali: mense scolastiche riviste, sistemi di recupero delle eccedenze, programmi di educazione alimentare replicati altrove. Anna Scavuzzo ha ricordato che la Food Policy comunale, nata sulla scia di Expo 2015, si è tradotta in pratiche quotidiane che le altre città osservano e a volte copiano.

La domanda che rimane — e che rivolgo anche a chi legge — è semplice: cosa serve davvero perché un’idea diventi pratica diffusa nelle nostre strade? La risposta data più volte oggi è quella della collaborazione multilivello: sinergia fra amministrazioni, ricerca, imprese e cittadinanza attiva.

La Statale come motore di ricerca e pratica

La rettrice Marina Brambilla ha sottolineato il ruolo della ricerca interdisciplinare: agronomia, nutrizione, scienze sociali che dialogano attorno al cibo. La presenza massiccia dell’Università rende il forum un crocevia tra sapere e applicazione: il progetto del nuovo Campus a Mind è stato evocato come una continuità pratica di quegli esiti di Expo 2015 che hanno trasformato Milano in laboratorio urbano.

Un dettaglio curioso: durante la presentazione dei progetti di ricerca, qualcuno dal fondo della sala ha sussurrato «ma allora il laboratorio è qui vicino, non altrove» — piccolo segno, per quanto informale, della vicinanza tra pratica accademica e vita cittadina.

Le città raccontano

Sul palco i sindaci di Bangkok, Betlemme, Parigi (vice sindaco) e Quelimane hanno portato storie molto diverse: mercati pubblici reinventati, iniziative per la sicurezza alimentare in aree di conflitto, strategie contro la perdita di biodiversità nelle catene di approvvigionamento urbane. Un delegato proveniente dall’Africa ha sintetizzato così l’atmosfera: “Non avrei mai pensato che Milano potesse diventare un modello per la mia città”, ha detto, con la voce che tradiva sorpresa e speranza.

Queste testimonianze hanno messo in luce la varia gamma di soluzioni locali — e quanto la governance urbana sia uno strumento concreto per trasformare i sistemi alimentari urbani.

Battersby: il potere del livello locale

Jane Battersby ha richiamato dati e osservazioni: la maggior parte delle persone che sperimenta insicurezza alimentare vive in aree urbane; le città consumano più del 70% del cibo mondiale. La sua posizione è netta: il governo locale possiede leve operative spesso ignorate a livello nazionale — mercati, refezione pubblica, regolamentazioni urbane — e proprio per questo può guidare cambiamenti che riducono vulnerabilità e diseguaglianze.

Mi sono trovata a pensare, ascoltandola, a quanto spesso si considerino le città solo come consumatrici di politiche e non come sedi da cui costruire politiche. Battersby ha proposto un rovesciamento pratico di questa prospettiva.

Petrini: biodiversità, salute, pace

A chiudere la plenaria, Carlo Petrini ha tracciato tre fronti prioritari: tutelare la biodiversità, riaffermare il nesso cibo-salute, e usare il cibo come strumento di pace. Ha ricordato la perdita drastica di varietà alimentare negli ultimi cento anni e la necessità di proteggere i prodotti locali dall’omologazione industriale. Ha parlato di cibo come medicina, di educazione alimentare per i giovani e, con tono netto, ha condannato l’uso della fame come arma nelle guerre contemporanee: un richiamo etico che in una sala accademica suonava più personale che istituzionale.

Un’immagine che resta: durante il suo intervento, qualcuno ha lasciato cadere un sacchetto di pane — gesto banale, forse; ma in quel fragore il tema è sembrato ancora più vicino, umano.

Piccole anomalie, grandi lezioni

Non tutto è filato liscio: traduttori improvvisati, file di accesso in ritardo, e un catering (sì, c’era) che ha servito panini vegani con condimenti locali; una presenza che ha ricordato ai convenuti che il cibo si racconta anche da quello che si mangia mentre si parla di politiche. Queste piccole frizioni — fastidiose per chi ambisce alla perfezione organizzativa — oggi hanno funzionato come promemoria: il cambiamento avviene anche nel disordine del quotidiano.

Verso il prossimo decennio

Il forum prosegue fino al 16 ottobre con workshop tematici e tavoli tecnici. I temi da approfondire restano quelli indicati sul palco: tutela della biodiversità, promozione della salute attraverso il cibo, e l’uso del cibo come leva per costruire pace e coesione sociale. Se le città sapranno trasformare discorsi e buone pratiche in regolamenti, investimenti e percorsi educativi, allora il discorso sull’alimentazione smetterà di essere solo ideale per diventare parte strutturale della vita urbana.

E voi, quando attraversate la città, vi siete mai chiesti quale politica c’è dietro al cibo che trovate al mercato sotto casa?

Glossario

  • Food Policy: insieme di interventi pubblici e privati che regolano produzione, distribuzione, accesso e qualità del cibo in un territorio.
  • MUFPP (Milan Urban Food Policy Pact): accordo internazionale di città per promuovere sistemi alimentari urbani sostenibili e inclusivi, lanciato a Milano nel 2015.
  • Slow Food: associazione internazionale che promuove pratiche alimentari sostenibili, tutela della biodiversità e cultura del cibo.
  • Biodiversità: varietà biologica di specie e cultivar che compongono ecosistemi e filiere alimentari; elemento chiave per la resilienza agricola e culturale.
  • Governance urbana: modalità di governo e collaborazione fra istituzioni, cittadini e attori locali nella gestione delle politiche della città.