Quando un Bambino dice “no”, ha un significato. E quando lo dice, non lo dice solo per sé stesso. Lo dice anche per tutti gli altri bambini del mondo.
Quando un Bambino dice “no”, bisogna ascoltarlo. Bisogna cercare, dentro le sue parole, la soluzione alla questione che si vorrebbe risolvere.
Questa è la storia di una Bambina – la chiameremo Marielle – che un plotone di persone (tutti gli anelli della Filiera Psichiatrica) è andato a prelevare più volte con la forza dalla sua casa e dalla sua famiglia.
Una Bambina che era stata indirizzata a una “Struttura Protetta”, a carattere sanitario.
All’inizio era stata mandata verso una Comunità, ma poi – vista la gravità della situazione – si è deciso che dovesse andare direttamente in una Struttura Sanitaria.
Oggi, “Struttura Sanitaria” è il nome gentile e ufficiale di quello che, di fatto, sono Manicomi per Bambini. Luoghi dove, oltre alla costrizione (limitazione imposta alla volontà di individui da latri individui, persone o circostanze ostili ), c’è la contenzione (disputa, lite, contrasto) e una pesante somministrazione di farmaci, decisa da Psichiatri e Neuropsichiatri che segnano il destino di questi bambini.
In Italia i manicomi per adulti sono stati chiusi. Ma i Manicomi per Bambini sono aumentati.
Perché questa storia ci interessa?
Perché è un caso emblematico di violazione dei Diritti Umani, ai danni dei nostri bambini. E anche perché è una storia con un lato positivo. Uno straordinario passo avanti, in direzione dei diritti umani e dei nostri bambini.
Cosa è successo?
La famiglia ha cercato risposte. Ha ascoltato il “no” della figlia. Ha cercato una soluzione, una risposta all’altezza del grido di dolore della ragazzina.
Lo scorso anno, invece di portare la figlia a un appuntamento in cui avrebbe dovuto consegnarla agli operatori sanitari, hanno deciso di chiamare l’Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare per trovare un’alternativa.
Il punto non è dove sia successo, ma che questa alternativa ha funzionato.
Il Progetto Pedagogico Familiare ha sostituito l’internamento della bambina e ha dato dignità a tutta la famiglia. Di lei si diceva che fosse “gravissima”. E la cosa peggiore è che quella definizione era stata riferita anche a lei, personalmente.
Lei, che per un po’ si era convinta che non ci fosse altra soluzione che essere strappata via e ricoverata “per il suo bene”. E ancora più atroce è che il primo decreto diceva che quel ricovero doveva avvenire con il prelevamento della bambina tramite la Forza Pubblica. In barba a ogni Diritto Umano.
Ma la squadra composta dalla Prof.ssa Vincenza Palmieri, dall’Avvocato Francesco Morcavallo – difensore della mamma – e dalla stessa Marielle con i suoi genitori ha resistito.
Ha seguito il programma, costruito insieme, con totale coinvolgimento. Non serviva chissà quale programma speciale per quella famiglia. Non c’è stata nessuna “scalata sulla luna” per ottenere i miglioramenti di cui avevano bisogno. Sono bastati colloqui, indicazioni, attività, piccoli consigli sull’educazione genitoriale, qualche strategia di studio, accorgimenti nella comunicazione con i compagni.
E soprattutto la parte migliore di sé: la sua creatività. Marielle è una grande artista, con un uso dei colori che arriva a toccare l’anima. La sua danza è leggera, il suo canto allegro. Focalizzandosi su questo lato positivo, è riuscita a prendere buoni voti a scuola. A entrare in un gruppo di amici. A ritrovare un nucleo familiare coeso, anche se i genitori sono separati.
È una storia semplice. Eppure è universale. Perché alla fine la Corte d’Appello di Torino ha detto che Marielle può restare a casa.
E soprattutto ha detto che MAI un bambino può essere prelevato con la forza per essere portato in un Manicomio.
Questa sentenza non riguarda solo Marielle e la sua famiglia. Riguarda tutti i bambini d’Italia. Per loro farà giurisprudenza. E riguarda anche tutti i bambini del mondo. Perché è un modello che diventerà prassi, e poi legge.
Da oggi, tutti i bambini, tutte le mamme, tutti i papà possono appellarsi a una giustizia che li tuteli e affermi i loro diritti umani fondamentali e inalienabili.
Se in Italia questa sentenza è una garanzia formale, un precedente giuridico, nel resto del mondo è una garanzia sostanziale.
Perché afferma e richiama i Diritti Umani Universali, che stanno sopra ogni legge nazionale. Tutelare i bambini e i ragazzi significa scrivere il nostro futuro.
Da oggi, questo futuro esprime ancora di più, con forza, i Diritti Umani Universali. Perché quando un bambino dice “no”, è sempre vero. E il nostro compito è far sentire la voce dei bambini, ovunque.
«Tutelare i Bambini e i Ragazzi significa scrivere il nostro futuro.
Da oggi, il nostro futuro esprime ancor di più, con forza, i Diritti Umani Universali» – Ufficio Stampa INPEF
La vicenda ha visto in campo:
- Prof.ssa Vincenza Palmieri (INPEF)
- Avvocato Francesco Morcavallo, difensore della mamma
- Marielle e i suoi genitori
Un precedente per tutti i bambini
Questa sentenza riguarda Marielle, ma si estende a tutti i minori d’Italia e del mondo. Afferma che i Diritti Umani Universali dei bambini sono sovraordinati a qualunque altra norma nazionale.
«Tutelare i Bambini e i Ragazzi significa scrivere il nostro futuro. Da oggi, il nostro futuro esprime ancor di più, con forza, i Diritti Umani Universali» – Ufficio Stampa INPEF
Glossario
- Progetto Pedagogico Familiare: percorso educativo che coinvolge la famiglia per sostenere il minore senza ricovero.
- Struttura Protetta: comunità sanitaria per minori con contenzione fisica e uso di farmaci.
- Internamento coatto: ricovero forzato di un minore senza il consenso di genitori o tutori.